To Cooperate Is To Sacrifice: An Interview With Yves Morieux


Un’interessante intervista a Yves Morieux che mette a fuoco come la complessità dei mercati generi strutture organizzative e processi sempre più complicati con effetti deleteri sull’engagement delle persone:

"Today’s talk focused intensely on engagement and cooperation. If you are in the management or HR world, you will have undoubtedly heard just how poorly most employees are engaged in their work. Morieux showed data on the extreme end: those beyond disengaged but actively working against the interests of the company. Per Morieux, the actively disengaged population makes up 20% of employees in the US, 21% in Australia, 23% in Japan, 20% in Germany, 24% in the UK as well as France. Keep in mind, these are employees who not only aren’t working productively, they are possibly intentionally undermining the efforts of the organization."

via To Cooperate Is To Sacrifice: An Interview With Yves Morieux.

Vedere anche:

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Smart Working: strumenti e visioni


Il 22 ottobre scorso ho avuto il piacere di incontrare, presso il CFMT alcuni colleghi per parlare di Smart Working assieme a Ettore Paparazzo, Giampaolo Calcari, Fabio Lalli e Jacopo Romei.

E’ stata un’occasione per presentare i nuovi modi di lavorare e la loro adozione in Italia, sia nelle grandi aziende (Procter & Gamble) che nelle start-up (Iquii e Cocoon Projects).

Potete trovare qui i temi della giornata e i profili dei relatori, di seguito il mio intervento.

Social Enterprise, un caso da… manuale


In questo periodo sto facendo, in giro per l’Italia, dei workshop per conto di Federmanager Academy su “Organizzazione, Lean e Project Management” (vedi qui ). Siccome mi sposto in treno, ne approfitto per leggere un po’ dei libri che ho nel cassetto.

E’ così che ho incontrato uno dei libri di management più interessanti che mi sia capitato di leggere da qualche anno a questa parte: “Employees first, customers second” di Vineet Nayar.

Si tratta della storia, raccontata in prima persona, di come l’autore ha trasformato la sua azienda, HCL Technologies, da fornitore di servizi di call center e outsourcing in declino a grande player dell’ICT (nel 2012 ha fatturato 4,127 miliardi di dollari con 84.000 dipendenti).

Quello che impressiona è la semplicità del racconto in rapporto alla forza, quasi sovversiva, dell’approccio: l’individuazione della “value zone” all’interno dell’azienda tra il personale operativo e il conseguente rovesciamento (letterale) dei paradigmi manageriali .

Nayar descrive cambiamenti solo apparentemente semplici che hanno al loro centro la visione della social enterprise in cui tutto (management, funzioni di staff,…) è al servizio del personale operativo. Descrive, tra l’altro, uno degli impieghi degli strumenti di social enterprise più azzeccati dal punto di vista di gestione del cambiamento ed engagement ed empowerment delle persone.

Fin qui il libro… ma le idee vengono da lontano e dai posti più impensati, in fin dei conti di queste cose si parla da un pezzo, solo è difficile metterle in pratica, due citazioni per tutte

“"… it was only after American carmakers had exhausted every other explanation for Toyota’s success—an undervalued yen, a docile workforce, Japanese culture, superior automation—that they were finally able to admit that Toyota’s real advantage was its ability to harness the intellect of ‘ordinary’ employees." 
“Why, What, and How of Management Innovation,” Gary Hamel, Harvard Business Review, Febbraio, 2006

image"Non dite mai alle persone come fare le cose. Ditegli solo cosa fare e vi sorprenderanno con la loro ingegnosità."  George Smith Patton

 

 

E, per finire:

“Se vuoi costruire una nave, non assillare le persone perché raccolgano il legname e non assegnare loro compiti e lavori, ma insegna loro a desiderare l’immensità senza fine del mare“  A. de Saint-Exupéry

 

 

 

 

 

 

 

 

E’ morto Douglas Engelbart inventore del mouse (…e molto altro)


Il 4 luglio è morto Douglas Engelbart inventore del mouse e precursore di molte (quasi tutte) le tecnologie che oggi “fanno” internet, compreso il social networking, la collaboration e l’unified communication.

Una persona straordinaria che ho avuto la fortuna di conoscere di persona. La sua “madre di tutte le demo”, tenuta nel 1968, dovrebbe essere vista da chiunque si occupi di tecnologia.

Mai come come in questo caso vale il detto: “Siamo nani sulle spalle di giganti”

 

Enterprise 2.0 e “Leadership e valore per la crescita”


Allego qui di seguito i materiali dei due interventi che ho tenuto il 25 settembre nella giornata organizzata da Federmanager Academy nell’ambito del piano solidale territoriale “Leadership e valore per la crescita”.


il primo intervento (“Social enterprise e Creazione di Valore”) fa una breve carrellata sul potenziale valore derivante dall’uso delle tecnologie “social” nei contesti aziendali. Sono stati utilizzati materiali di grandi aziende di consulenza (McKinsey, Boston Consulting Group) di pubblico dominio, di cui ho allegato il link per approfondimenti.

 

 


Nel secondo intervento (“Come Introdurre Web 2.0 e social network all’interno dell’azienda”) ho voluto indicare i principi da seguire nell’introduzione delle tecnologie social in azienda come pure i principali punti di attenzione.

Il dibattito che ne è seguito (nonostante fossimo a fine giornata) e la ristrettezza del tempo mi hanno suggerito di pubblicare questo post per eventuali approfondimenti o discussioni on-line.

 

Che fare quando l’intranet è inutile


ovvero: Pareto e la “Corporate Long Tail”

LewisPlatt“…if only HP knew what HP knows, we would be three times more productive…“
Lewis Platt
HP President & CEO: 1992 – 1999

Credo sia capitato a tutti di chiedersi perchè sull’Intranet Aziendale si trovano solo cose scontate e burocratiche e non “quello che serve davvero per risolvere i problemi”, e di considerare per questo l’intranet “inutile”. Se servono delle informazioni tecniche o operative aggiornate ed affidabili, si preferisce telefonare o mandare una mail a chi “ha la reputazione” di essere aggiornato e di cui ci fidiamo, muovendosi all’interno di quella che un tempo si chiamava organizzazione informale (e che forse oggi chiameremmo “corporate social network” ).

Di seguito è riportata la mia opinione sul perchè non viene pubblicato quello che serve e alcuni suggerimenti su come affrontare e, possibilmente, risolvere il problema.

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Social Enterprise = piattaforme 2.0 + processi + obiettivi condivisi


Le piattaforme 2.0 sono semplicemente strumenti diversi per comunicare, all’interno e fuori l’Azienda, con dipendenti, clienti, fornitori e partners; da sole non portano quasi mai un miglioramento tangibile nei risultati aziendali.

Gli strumenti di comunicazione 2.0

Come ha detto Andrew McAfee (“Enterprise 2.0: the dawn of emergent collaboration”) la comunicazione, all’interno delle Aziende avviene tramite due tipi di strumenti: canali e piattaforme. Le piattaforme derivate dal Web 2.0 possono dare grossi benefici perchè presentano i vantaggi di entrambi:

  • vantaggi dei canali: la possibilità da parte di chiunque di creare e distribuire contenuti (“user generated content”);
  • vantaggi delle piattaforme: l’alto livello di condivisibilità dei contenuti (i contenuti sono visibili a chiunque autorizzato, non solo ai destinatari).

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